Superficialmente e spesso senza competenza tecnica, il proprietario di un sito web  che riceve decine di EMail spazzatura al giorno, cambia il proprio nome della casella incriminata oppure, nei casi più scellerati, rinuncia al nome di dominio relativo, pur di eliminare e diminuire questo flusso di dati.
Sono sempre più meravigliato di chi attua o consiglia questo tipo di operazioni di *difesa* della propria privacy *violata*.  Si tratta di un' incoerenza marketing grave: da una parte si richiede la presenza in rete, il posizionarsi nel ranking dei motori di ricerca , la notorietà del proprio indirizzo presso il più vasto pubblico possibile di potenziali clienti, il massimo sfruttamento del SEO (Search Engine Optimization), la migliore e più accattivante impostazione del portale internet e le relative attivazioni di funzioni e servizi finalizzati alla creazione di un legame ed interattività con il suo visitatore (forum, comunità, blog, ecc.)
Dall'altra parte, appena queste operazioni vanno in maturazione e sortiscono gli effetti desiderati (e pagati!), con l'aumento del traffico delle Email, ecco che questi illuminati personaggi chiudono la porta principale dalla quale arrivano i risultati che permetterebbero l'abbattimento dell'investimento ed il successo tanto studiato.
Tutte le proposte commerciali - di qualsiasi genere - raggiungono le caselle di posta dei portali proprio perché questi sono pubblicati in rete.  Essere *pubblicati* significa mettere in piazza la propria azienda e lo si fa (pagando) per migliorare la propria redditività. La creazione delle caselle di posta info@, postmaster@, booking@, ecc. sono dei obblighi logici per permettere a chiunque la migliore memorizzazione dell'indirizzo e quindi la più veloce diramazione al pubblico.
Se, ad esempio, si desidera la presenza su mercati specifici, si acquista un nome di dominio di quel determinato paese. Solo in questo modo esiste la possibilità di potersi registrare nei motori di ricerca di quel paese. In Germania i motori di ricerca nazionali (interni) sono centinaia ed è ovvio che le operazioni di occupazione di questa rete prevedano la divulgazione di un' indirizzo di posta elettronica relativo. Anche per ragioni di marketing ed accettabilità da parte di quel determinato potenziale cliente. Se un'azienda italiana contatta un interessato estero usando un'  indirizzo di quel paese, la reattività e l'attenzione cambiano. Molti punti diventano scontati per quel potenziale ospite.
Ecco quindi che all'indirizzo info@ sono associati molti domini di molti paesi con i quali si intende sviluppare il proprio business.  Dopo le registrazioni sui motori di ricerca nei diversi paesi, la promozione che parallelamente viene spesso effettuata, ecco che arrivano le EMail. Potranno essere sia di richieste specifiche che generiche, sia da clienti che da fornitori, sia di carattere commerciale che privato. Ovvio che lo spam aumenterà; un aumento proporzionale alla propria notorietà in rete.
Per  operare una veloce ed indolore selezione del flusso delle richieste esistono da anni diverse soluzioni validissime. Questi sistemi tecnici hanno molti nomi: graylisting, filtri anti-spam e DBL ( DNS Black List), ecc. Assieme a queste impostazioni ormai integrate in qualsiasi software e su qualsiasi servizio di hosting, è sufficiente che i nomi dei domini e le rispettive caselle di posta rispettino l'attuale normativa anti-spam per portare a poche decine di comunicazioni non desiderate al giorno.
La domanda sorge quindi spontanea: perché molti imprenditori si ostinano a cambiare i nomi delle proprie caselle ed e rinunciare a dei domini pur di evitare lo spam?  Facendo in questo modo si tagliano letteralmente tutti i *ponti * faticosamente costruiti nel tempo e pagati con attività di comunicazione e promozione, buttano all'aria il contatto con moltissimi clienti che hanno memorizzato quei indirizzi di posta e (senza più un dominio localizzato) perdono il ranking nei motori di ricerca di quei paesi.