Il calo delle presenze è generale per tutto il turismo europeo, un comparto che sta affrontando una ristrutturazione sociale profonda. Questo fenomeno è cresciuto parallelamente al calo della disponibilità finanziaria della popolazione causata dai noti problemi economici nei diversi paesi. E' ugualmente un fatto ormai acquisito che questo fenomeno, per l’ Italia, è anche legato alla ormai perduta competitività turistica che vede il nostro paese tra i più cari al mondo.
Dopo l'avvio dell' Euro, a partire dal 2002, l' Italia ha raddoppiato i costi uscendo dalla competitività del turismo di massa e portandosi verso offerte di soggiorno qualitative. Obbligatoriamente s'intende, perché questo adattamento al nuovo potenziale ospite è stato consequenziale ed involontario.

I maggiori costi hanno fatto perdere la clientela ed i flussi turistici popolari di massa e, parallelamente, generato l'obbligo di un aumento dello standard dei servizi per stare al passo con gli ospiti di livello più elevato - con esigenze più qualitative e specifiche. E' stato uno sforzo economico e professionale che non tutti hanno saputo affrontare ed ora se ne pagano le conseguenze. Di fatto, i listini venduti sono spesso incoerenti rispetto i servizi offerti; soprattutto quando messi a confronto con realtà di altri paesi a noi confinanti.

Gli attuali flussi turistici verso l' Italia sono ormai legati ai momenti delle festività e delle grandi vacanze scolastiche. Avendo perso tutta la fetta del turismo “low cost” e non avendo nessuna chance per quello top (escluse poche località), l'operatore turistico italiano deve lavorare con la fascia che sta a metà - la *terra di mezzo*. La media borghesia, i livelli socio-economici di mezzo che più di tutti hanno sofferto questa vergognosa speculazione monetaria e che in questo momento sono i più colpiti dalle diverse tassazioni straordinarie che i diversi governi europei stanno facendo scattare.

Di soluzioni assolute al problema dell' occupazione turistica italiana non ne esistono; l'unico modo è quello di preservare al meglio la propria clientela storica investendo sulla stessa con iniziative di fidelizzazione. Gli ospiti legati all' Italia da simpatie culturali e storiche sono gli unici sui quali si può contare. Trovare nuova clientela europea significa ormai far spostare questi turisti, amanti dell' italica ospitalità, da una zona all'altra del nostro paese. Ogni nuovo cliente è conseguentemente un ospite portato via da un nostro competitor diretto. I viaggiatori *vergini*, che scelgono il nostro paese per la prima volta, sono numericamente pochissimi e relegati alle città d’arte. Le nuove generazioni, il turismo dei più giovani, tende a scegliere mete modaiole, più popolari, sempre più spesso extra-europee dai costi impensabili sul nostro vecchio continente. Il nostro tipico ospite sta invecchiando e la fascia media d'età sempre più vicina alla soglia degli over 50.

Purtroppo in Italia la visione strategica imprenditoriale ha visto calare l'investimento nella fidelizzazione, fino a quasi scomparire. Tagli agli auguri di Natale ed alla comunicazione periodica con la clientela, tagli alla presenza sulle fiere a contatto diretto con il pubblico nel suo paese d’origine, tagli sul personale e sulla sua professionalità, tagli sulla comunicazione promozionale in generale. Mentre i competitor mondiali inventano iniziative tutto l'anno, quelli italiani si muovono solo in stagione (soprattutto estiva) ed in modo sempre meno incisivo.

Incoerentemente è aumentato invece l’investimento nella comunicazione internet (sui social media, booking online e motori di ricerca) che, come tutti sanno benissimo, influisce soprattutto sulla fascia di clientela del “last minute”, dell’offerta a tutti i costi e opportunista per ogni tipo di sconto, totalmente priva di qualsiasi caratteristica di fidelizzazione. Il cliente che anima il web è inoltre giovane e più sensibile alle proposte extra-europee legate alla moda ed ai diversi fenomeni sociali giovanili. I pochi fondi disponibili vengono spesi quasi esclusivamente su questo mezzo di comunicazione che non permette alcuna reale targettizzazione.

Per reagire a questo fenomeno socio-economico, molti economisti e giornalisti specializzati del settore, hanno segnalato questa situazione già da tempo, fin dall' entrata dell' Euro, e invitato l'imprenditore turistico italiano ed europeo a darsi da fare e ad investire sulla qualità dei propri servizi e nella specializzazione. Hanno invitato ad un' aumento della comunicazione promozionale sul tema della fidelizzazione, verso un target più maturo e con maggiori disponibilità economiche, più sensibile alle caratteristiche ambientali, culturali ed artistiche europee, per creare legami e flussi abitudinari. Queste nuove politiche di gestione prevedono strategie a lungo termine ed investimenti ammortizzabili nel corso degli anni. I risultati che si possono ottenere con queste scelte sono l’acquisizione di un valore di avviamento concreto e monetizzabile, che permette di sopravvivere nei periodi di calo turistico come quello attuale.